E’ morto questa notte a 74 anni, nella sua casa di Firenze, Antonio Cassese.
Insigne giurista, docente di diritto internazionale, più volte presidente di tribunali penali internazionali contro i crimini di guerra, era anche scrittore e docente di diritto internazionale.
Riporto di seguito il suo ultimo articolo, pubblicato su “Repubblica” il 2 ottobre u.s.
IL PADANO NON È UN POPOLO
Ha forse torto Giorgio Napolitano a dimenticare il «diritto universale dei popoli all’ autodeterminazione», come ha detto l’ onorevole Roberto Calderoli? No, è Calderoli che ha torto quando rivendica quel diritto per il così detto popolo padano. Né la Costituzione italiana, né il diritto internazionale conferiscono l’ autodeterminazione agli abitanti della Padania. La nostra Costituzione è chiarissima. L’ articolo 5 proclama che la Repubblica è una e indivisibile, anche se attenta alle esigenze dell’ autonomia e del decentramento. E infatti neanche l’ Alto Adige, una regione con una forte minoranza linguistica, e i cui leader politici avevano invocato per anni la secessione, l’ ha ottenuta, perché contraria alla nostra Carta costituzionale. Ma nemmeno il diritto internazionale, ancora impregnato delle idee lanciate nel 191415 dal presidente statunitense Wilson e da Lenin, riconosce alcun diritto al “popolo padano”. Attualmente il diritto internazionale accorda l’ autodeterminazione “esterna”, e cioè il diritto all’ indipendenza eventualmente raggiungibile attraverso la secessione, solo a tre categorie di “popoli”: (1) quelli coloniali; (2) quelli sottoposti a dominio straniero o ad occupazione militare (come il popolo palestinese o quello del Sahara ex spagnolo sottoposto all’ occupazione del Marocco); (3) ai gruppi “etnico-razziali-religiosi” discriminati così gravemente a livello politico e sociale dalle autorità centrali da non essere in alcun modo rappresentati nelle assise di governo (è quel che succedeva alla maggioranza di colore in Sudafrica all’ epoca dell’ apartheid). Ora, è chiaro che il “popolo padano” potrebbe tutt’ al più ricadere nella terza categoria. Ma così non è, per due ragioni. Ove anche quel “popolo” costituisse una minoranza etnico-razziale-religiosa, il che non è, è un fatto che non solo non è discriminato politicamente e socialmente ma che ha addirittura tre ministri al governo. Per una ragione simile qualche anno fa la Corte Suprema del Canada negò l’ autodeterminazione al Québec – che pure costituisce una minoranza linguistico-religiosa – appunto perché quella minoranza non era affatto discriminata a livello politico centrale. Ma la ragione determinante è che la Padania è solo un’ entità geografica, anche se ha le sue tradizioni e ha dato vita ad un partito politico. Quindi, parlare per essa di autodeterminazione e secessione è parlare a vanvera. Ovviamente Calderoli nemmeno potrebbe invocare il diritto all’ autodeterminazione “interna”, che è il diritto universale ad un sistema rappresentativo, pluripartitico e democratico: sistema questo che è già pienamente operante in Italia. Sarebbe opportuno che si smettesse di inquinare il discorso politico con fumose ed inconsistenti chimere, che creano aberranti aspirazioni, distraendo dai tanti gravi problemi che affliggono l’ Italia. E forse sarebbe utile che alcuni nostri politici si leggessero qualche manuale elementare di diritto costituzionale e internazionale.
ANTONIO CASSESE
Nessun commento:
Posta un commento